Cari amici e sostenitori

È con gioia che vi annuncio che dopo quasi sedici mesi di assenza, sono finalmente tornata in Congo, o meglio, nella parte occupata del Congo, che rappresenta uno Stato dentro lo Stato. Neanche il visto della RDC, che solitamente si ottiene a Roma presso l’ambasciata congolese, è riconosciuto. Un nuovo visto che vale solo per i territori occupati dalla M23 viene rilasciato alla frontiera (nel mio caso la porta di ingresso a Bukavu), ma solo per i cooperatori di grandi ONG ben note. Nel mio caso, è stata necessaria una comunicazione, precedente il mio arrivo, alle autorità da parte dell’Arcivescovo di Bukavu(!). Non era stato facile avere una lettera dell’Arcivescovo e farla presentare alle autorità migratorie, ma grazie all’aiuto di tante brave persone ci sono riuscita. Così senza troppe difficoltà, pagando il visto alla frontiera di Ruzizi, che separa Bukavu da Changugo (Rwanda) e che ho raggiunto in bus da Kigali, sono riuscita a entrare a Bukavu. 

Volevo incontrare i bambini/e dell’atelier di falegnameria che avevamo cominciato da poche settimane e Fabien, il responsabile nonché educatore dei ragazzi, ed il falegname formatore. Volevo vedere l’atelier, come e dove lo avevano realizzato e verificare come procedevano le attività.

 

E ci tenevo a incontrare Angelo, che sarebbe venuto da Mwenga per prendere le sue meritate ferie, discutere sull’avanzamento dei progetti la e lasciargli tante cose per i bambini. È stato molto bello tornare, mi sono resa conto di quanto mi siano mancate tutte le persone che ho conosciuto a Bukavu ed anche i bambini di Mwenga, per quanto non sia riuscita a tornarvi, essendo la strada ancora troppo pericolosa (vi ricordo che Mwenga e Kamituga non sono (ancora) stati occupati dalla M23) ma anche solo potergli fare arrivare delle cose, e così far loro sentire la mia vicinanza, che non li ho abbandonati. 

Contrariamente a quanto mi aspettavo, ho potuto muovermi liberamente in città, a piedi e con i mezzi pubblici (minibus, tuk tuk etc ), come facevo anche in passato, anche se di stranieri in giro proprio non se ne vedono (i vari cooperanti restano nei loro uffici e non frequentano le zone popolari come ho fatto io!). Anzi, la sicurezza sembra aumentata, essendoci dappertutto polizia, come è aumentato l’ordine, il traffico è un po’ meno caotico e la città è un pochino meno sporca (tutti i sabati mattina dalle 8 alle 11 la circolazione è vietata per consentire a tutti gli abitanti di pulire le strade del loro quartiere). Si vedono spesso passare camion pieni di militari armati fino ai denti, e questo è un po’inquietante. Sembra aumentata la massa di gente per le strade, che cerca di vendere qualsiasi cosa, donne, bambini, anziani, gente di tutte le età. Donne anziane con carichi enormi sulla testa, altre persone che hanno solo due o tre cose da vendere…

Con grande soddisfazione ho visto che l’atelier procede bene e che i ragazzi sono contenti.

Sono tutti bambini che abbiamo rimosso da situazioni di grande miseria e che passavano tutta la giornata sulla strada. Il luogo dove è stato costruito l’angar è all’Essence Bizimani, un quartiere molto povero, ma il posto è arioso, con vista dall’alto sul fiume Ruzizi, che separa il Congo dal Rwanda. Ho passato molto tempo all’atelier,

   

supervisionando le attività e dando molte indicazioni per migliorarne la gestione. Insieme a Fabien siamo andati in giro per il quartiere e in altre zone disagiate per cercare altri ragazzi e ragazze per l’atelier (volevamo arrivare a 10 allievi)

e per cominciare a fare una lista di possibili ragazzi-e tra i 15 e 17 anni per un eventuale atelier di saldatura che vorremmo realizzare, se riusciremo ad avere abbastanza fondi. Questo mi ha consentito di toccare con mano la situazione di estrema povertà e miseria in cui versano molte famiglie.

Penso a Christophe, 13 anni e mezzo, il primo di 8 fratelli, il padre partito tre anni fa a Kamituga per lavorare nelle miniere, da allora non ha più dato segni di vita. La madre ha 30 anni, ed ha continuato anche dopo la partenza del marito a mettere al mondo bambini. Christophe trasportava sacchi di sabbia e altri carichi pesanti per portare qualche soldo a casa per nutrire i fratelli, visto che la madre non fa niente. Li abbiamo visitati nella unica stanza dove vivono, piena di bambini dall’aria triste nessuno che va a scuola (Christophe dice di essere arrivato alla quarta elementare, ma non sa né leggere né scrivere), un balcone esterno affollatissimo condiviso con altre famiglie. Christophe ci ha cercato, voleva imparare un mestiere, aveva un’aria molto triste la prima volta che lo abbiamo incontrato. È stato bello vederlo sorridente, radiante, mentre frequenta l’atelier.

Ci siamo chiesti come farà la madre ad andare avanti senza il suo aiuto. Sarà il compito di Fabien di parlarle, sensibilizzarla, responsabilizzarla, vedere se si può indirizzare verso qualche altro programma di aiuti….e dovremo vedere se riusciamo ad aiutare anche alcuni dei suoi fratelli almeno per la scolarizzazione….

Sarebbe molto bello riuscire ad allargare il nostro ambito di azione anche al di là dell’atelier, ma senza fare del puro assistenzialismo, dando alle persone i mezzi culturali e materiali per uscire dalla loro miseria e migliorare la loro situazione. Abbiamo così 10 allievi, di cui 7 ragazzi e 3 ragazze. L’ultimo arrivato è stato Eric, un ragazzetto di 15 anni che almeno da due anni è sulla strada, nonostante abbia un madre da cui spesso torna, il padre partito da tempo con i militari. Avevo conosciuto Eric 2 anni fa, quando ero di passaggio a Bukavu, venendo da Mwenga, per fare acquisti per la Maison Msaada che stavamo allestendo. MI aveva visto carica di pacchi per la strada e mi aveva offerto aiuto a portare qualcosa. Allora aveva 13 anni e mi aveva manifestato il desiderio di essere accolto in una casa e ricevere un’educazione. Poi io tornai a Mwenga e seppi che era venuto spesso a cercarmi, alla casa dei missionari Saveriani dove alloggiavo e dove anche questa volta sono stata accolta. E’ tornato ancora a cercarmi, quando io ormai avevo lasciato il Paese, ma uno dei lavoratori della casa a cui avevo lasciato istruzioni è riuscito a portarlo all’atelier e così anche lui è dei nostri!

 

Fabien ha in programma di avviare un programma di alfabetizzazione, per alcune ore alla settimana, per i 4-5 ragazzi/e che non sanno scrivere. È bello che a volte lui dedichi un po’ di tempo alla educazione morale dei ragazzi, che li faccia cantare, pregare etc. Prossimamente avvierà inoltre un corso di alfabetizzazione per i 5-6 bambini/e che non sanno né leggere né scrivere. Siamo riusciti per adesso ad assicurare il pranzo ai ragazzi (riso e fagioli) grazie al generoso aiuto di alcuni di voi. Speriamo di poter continuare, visto che nessuno di loro mangia a casa la mattina ed è già tanto se riescono a mangiare la sera!

Il mio breve soggiorno in Congo è stato molto intenso ed arricchente, purtroppo c’è stato un imprevisto verso la fine del mio soggiorno che ha complicato il mio ritorno e che mi ha alquanto scoraggiato. Questo sarà l’oggetto di un’altra newsletter! Seguirà pure una newsletter con gli aggiornamenti sul progetto di Mwenga, la Maison Msaada, che purtroppo non ho potuto raggiungere a causa della guerra persistente.

Vorrei ancora una volta ringraziare di cuore, anche a nome dei nostri ragazzi, tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo piccolo progetto, oltre che tutti i nostri collaboratori. Un grazie particolare al Centro Missionario di Bolzano e Bressanone per il loro generoso sostegno!