Pisa, 15.01.2026
Cari amici e sostenitori,
VI scrivo all’inizio del nuovo anno per augurarvi, anche se in ritardo, un buon anno e per ringraziare ciascuno di voi che nel corso del 2025 ci avete permesso, con il vostro aiuto, di portare avanti l’accoglienza ai bambini e le altre attività sviluppatesi intorno alla Maison Msaada, a Mwenga Centre.
L’anno che si è appena concluso è stato molto duro, con tante sfide che siamo comunque riusciti ad affrontare senza soccombere, a causa della guerra di cui vi ho già un po’scritto. Nonostante la situazione non sia migliorata, anzi sia peggiorata, dobbiamo continuare a sperare in un anno migliore!
È passato quasi un anno da quando ho dovuto lasciare il Paese (erano i primi di febbraio) e non mi sarei mai immaginata che sarei stata lontana per così tanto tempo dalla Casa dei bambini.
Purtroppo, ancora non si vedono segnali di pace. Il rapporto di fine anno del gruppo di esperti delle Nazioni Unite mostra grande preoccupazione per il deteriorarsi della crisi umanitaria nella regione, con aggravamento della violenza nei confronti dei civili, sia da parte degli occupanti (M23/ Alleance Fleuve Congo) che delle forze congolesi e dei wazalendo, che diviene sempre più diffusa e sistematica.
A fine novembre-inizio dicembre la guerra è imperversata nella regione di Mwenga con ulteriore avanzamento delle armate della M23 verso Kamituga, fin quasi alle porte di Mwenga Centre, dove sono adesso stanziate e molte perdite di civili, causate anche da bombardamenti di centri abitati (es. Kasika, a una ventina di Km da Mwenga). Tutti questi eventi hanno causato una fuga di massa della popolazione, in preda al panico, verso le vicine foreste, che ha coinvolto anche la maggior parte dei nostri lavoratori. Trovandosi il responsabile locale del progetto ed educatore, Angelo, in viaggio a Bukavu in quei giorni, ed essendo fuggite le persone che dovevano assicurare l’assistenza ai bambini durante la sua assenza, gli stessi sono rimasti per diversi giorni soli durante la maggior parte delle ore diurne. La sera e la notte Kumba, uno dei guardiani, ha sempre assicurato loro una presenza. Sono state giornate molto difficili, nelle quali abbiamo dovuto trovare dove nascondere le cose di maggior valore (le ruote della moto, le macchine da cucire…) nell’eventualità di un saccheggio, e pensare ad un piano di evacuazione temporanea del centro. Per fortuna le cose si sono poi tranquillizzate (relativamente) e poco a poco i lavoratori, come anche le ragazze che seguono i corsi di cucito, sono tornati. Angelo ha dovuto assentarsi due settimane più del previsto, essendo la strada chiusa a causa dei combattimenti, ed ha affrontato un viaggio durissimo e pericoloso per tornare, camminando per molti kilometri nel fango.
La situazione a Mwenga resta comunque molto delicata ed instabile, come anche in tante regioni del Kivu.
In tutto questo, i bambini sono comunque sereni, ed hanno accolto gioiosamente Angelo al suo rientro. Il Natale è stato celebrato in maniera molto semplice, ancora di più dello scorso anno, ma i bambini hanno ancora una volta preparato le loro decorazioni e costruito un piccolo presepe. E non sono mancati i canti ed anche una piccola rappresentazione teatrale.

Hanno inoltre ricevuto la visita di un soldato della FARD (le armate governative) che li aveva visti giorni prima nei campi, e ha portato loro un bel pezzo di carne arrostita da mangiare. Insomma, sono stati contenti!
Purtroppo, le scuole sono ancora chiuse (ormai da prima della fine di novembre) ed i bambini fanno alcune lezioni al centro sotto la guida di Angelo, ed aiutano nei campi.

Parte dei nostri terreni, lavorati con tanta fatica, sono stati occupati dai soldati Burundesi. Per fortuna non si tratta di una grossa porzione, e gli stessi soldati assicurano protezione al centro, ma quando mi è stato detto, ho provato un tale dispiacere… “Sono i danni collaterali della guerra”, ha commentato uno dei miei collaboratori…

I prezzi di tutti i beni sia locali che non, continuano ad aumentare e la drastica riduzione del tasso di cambio USD-Franco congolese non aiuta (sceso da alcuni mesi da 2800-2900 a 2250-2300 FC per un dollaro). Non parliamo delle difficoltà di trasporto delle merci dalla città di Bukavu: alcuni sacchi di riso e farina di manioca acquistati da Angelo a Bukavu verso metà novembre sono arrivati solo in data odierna a Kibumba, a ca 15 Km da Mwenga, e sono stati appena recuperati e trasportati in gran parte a piedi in mezzo al fango fino al centro, con enorme fatica e costi….

Nonostante tutto questo non ci arrendiamo, non possiamo farlo, per i bambini e per la comunità, ed andiamo avanti. L’inizio dell’anno è coinciso con l’inizio dei lavori di preparazione di un altro campo, di un secondo ettaro di terreno che abbiamo affittato, sempre situato in vicinanza della Maison Msaada. Ed i lavori procedono, con la speranza di avere, con il tempo, di che nutrire i bambini.

E stiamo pensando ad altri piccoli progetti per questo nuovo anno 2026, sia a Mwenga Centre che a Kamituga (dove attualmente si trova il Dr Darock, come direttore del rispettivo ospedale), con i quali poter maggiormente aiutare la comunità locale, divenuta ancor più bisognosa, e dei quali spero potrò parlarvi in una prossima Newsletter! Vorremmo anche poter accogliere altri bambini e potenziare le attività del centro. Purtroppo, vista la situazione di crisi in cui versa la regione, possiamo solo avanzare a piccoli passi, con un ritmo variabile secondo il contesto locale continuamente volubile, ma l’importante è avanzare comunque, sperando di poter avere quel minimo di stabilità che ci consenta di fare di tanto in tanto un passo più decisivo e di non perdere quello che è già stato realizzato. Per questo avremo ancora bisogno del vostro aiuto!
Grazie ancora per il vostro prezioso sostegno, anche da parte dei nostri collaboratori e dei bambini della Maison Msaada !
Grazie, carissima per la tua lettera.
Bei euch kommt der Krieg noch zu einer ohnehin schwierigen Situation und alles scheint,so wie du schilderst, wesentlich schlimmer als in der näheren Umgebung von Bukavu.
Aber du hast recht. Man darf nicht aufgeben,sondern man muss Hoffnung haben und säen.
Alles erdenklich Gute
Gisela