Carissime e carissimi

Innanzitutto un grosso grazie a tutti voi per il vostro sostegno, che ci ha consentito non solo di portare avanti le attività già cominciate, nonostante le enormi difficoltà che sta attraversando la regione, ma anche di avviare nuovi piccoli progetti per venire incontro un pochino di più agli immensi bisogni della popolazione di Mwenga,  Kamituga, ed anche Bukavu, dove è notevolmente aumentato il numero dei profughi interni della guerra, della gente senza lavoro, dei ragazzi di strada, dei bambini che non vanno a scuola etc etc. Durante il mio ultimo viaggio a Bukavu, pochi mesi fa, rimasi stupita nel vedere frotte di bambini per la strada, di tutte le età,  che si ingegnavano a vendere qualsiasi cosa, se non mendicavano o vagabondavano. Negli ultimi mesi, con frequenza quasi settimanale, diversi quartieri popolari di Bukavu sono stati devastati da incendi, in uno dei quali, in settembre,  è andata a fuoco anche una scuola causando la morte di  almeno 20 bambini. Tutto questo a causa del sovraffollamento, delle abitazioni improvvisate in legno e teli di plastica, dell’allaccio abusivo e incontrollato alla corrente etc…

   

I progetti di Bukavu saranno oggetto di una prossima newsletter, in questa vorrei concentrarmi sulle attività in corso a Mwenga.

Finalmente una buona notizia. Dopo quasi 12 mesi, abbiamo raccolto la manioca! Sono stati i bambini insieme ai nostri lavoratori a raccogliere, con enorme gioia

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E questo nonostante il campo su cui avevamo seminato, un campo affittato e lavorato con fatica, spesso sotto forti piogge se non sotto il sole accecante, fosse stato occupato in parte dai militari burundesi che hanno creato là il loro campo base. Grazie ad un grande lavoro di negoziazione del nostro solerte Angelo, abbiamo cercato di recuperare il più possibile, di limitare i danni: così il lavoro e la pazienza sono stati premiati ed abbiamo raccolto tanta manioca! Ricordo che questa straordinaria e resistente pianta non solo costituisce con le sue radici il cibo di base della popolazione locale (con la farina vi si prepara l’ugali o fufu, una sorta di polenta dura che si usa come pane), ma offre durante tutto l’anno numerose foglie molto nutritive e saporite, una volta pestate e cucinate a lungo sul fuoco con olio di palma e farina di arachidi (sombe). Una volta raccolta e pelata, la manioca deve essere lasciata per giorni in acqua a fermentare, quindi seccata lentamente in appositi essiccatoi alimentati a legna, ed infine macinata (abbiamo comprato un apposito mulino). Tutto questo è stato fatto ed il nostro piccolo deposito alimentare si è arricchito di ca 200 Kg di manioca (ne consumiamo ca 100 Kg al mese!), ed ancora non abbiamo finito di raccogliere, forse arriveremo a 500-600 Kg!

Dovremo ancora raccogliere dal secondo campo, tra qualche mese.

Continuano anche le attività intorno allo stagno di itticoltura, dove non mancano mai dei lavori di manutenzione e dove abbiamo costruito una piccola fabbrica per produrre il vino di mais, in modo da poter nutrire i pesci con gli scarti, e ricavare dalla vendita qualcosa per pagare i diversi lavoretti necessari. Anche le scorze della manioca sono state raccolte dai bambini e portate allo stagno per nutrire i pesci, non si butta via niente!

 

I bambini hanno ripreso la scuola , tre dei più grandi sono stati promossi alla scuola secondaria come i migliori allievi dell’istituto! Abbiamo inaspettatamente avuto la visita di Christian. Forse vi ricorderete di quel ragazzino turbolento che due anni fa era caduto rompendosi malamente a gamba; ero stata io ad accompagnarlo a Bukavu per l’intervento chirurgico, un viaggio faticosissimo su un minibus sovraccarico, con un bambino sofferente che non poteva camminare. Dopo alcuni mesi, quando ormai aveva recuperato la piena mobilità, non eravamo riusciti a tenerlo fermo ed era tornato a Kamituga, sulla strada, da cui proveniva. Dopo aver brevemente tentato la vita a Bukavu (dove abbiamo invano cercato di integrarlo nel nostro atelier di falegnameria) è tornato a Mwenga, alla Maison Msaada, chiedendo perdono e dicendosi pronto a ricominciare la scuola. Forse è stato spaventato dai soldati della M23 che, quando viaggiava da Bukavu verso Mwnega,  avrebbero tentato di ucciderlo, così ha raccontato. Purtroppo, ancora una volta non è stato possibile trattenerlo, il richiamo della strada e della libertà è stato ancora troppo forte, e dopo alcune settimane ha lasciato il centro. 

Le ragazze che frequentano i corsi di cucito procedono bene, hanno sostenuto il loro esame di metà corso e termineranno ad inizio del prossimo anno. Siamo riusciti a vendere un po’ di uniformi da loro realizzate prima dell’inizio della scuola. Le ragazze che hanno già terminato all’inizio di questo anno, vengono regolarmente ad utilizzare le nostre macchine da cucire una volta alla settimana, e stiamo pensando di fare loro dono di una o due macchine (che dovremmo acquistare a Bukavu) perché possano continuare le loro attività in autonomia, fondando una piccola cooperativa.   

Il numero dei bambini e ragazzi  (adesso anche alcuni adulti) epilettici della comunità che seguiamo e trattiamo continua ad aumentare (sono loro che vengono a cercarci) ed alcuni di loro sono stati reclutati per un corso di alfabetizzazione rivolto soprattutto a donne adulte, che dovrebbe cominciare a breve. La maggior parte di loro sono liberi da crisi e hanno ripreso a frequentare la scuola o ricominciato a lavorare. 

Vorremmo pure avviare un piccolo corso di artigianato locale per persone anziane e portatori/portatrici di handicap. Si tratta di due piccoli progetti che dovrebbero partire entro la fine dell’anno.

A fine luglio abbiamo avviato un altro piccolo progetto consistente nel sostegno al piccolo commercio per donne vedove o abbandonate, con molti bambini a carico, e grosse difficoltà nel pagare le spese scolastiche. E’ stato un lungo e faticoso processo di selezione (sono tutti poveri là!) ma finalmente siamo riusciti a reclutare 10 donne a Mwenga e 10 a Kamituga (queste ultime grazie all’impegno del Dr Darock, vi ricordo, il presidente della nostra associazione locale, che attualmente dirige l’ospedale di Kamituga). 

Le donne sono seguite ogni settimana, molte di loro hanno bisogno di consigli e aiuto per portare avanti le loro piccole attività commerciali.Seguiamo anche i loro bambini per essere sicuri che frequentino la scuola. Purtroppo una di queste donne è morta tragicamente alcuni giorni fa, seppellita da un tumolo di terra che le è franato addosso mentre recuperava della sabbia vicino al fiume per venderla. Non è certo un’attività che incoraggiamo, ma è una modalità con cui le donne a Mwenga, abituate a trasportare carichi anche di 50 Kg, riescono ad avere qualcosa per nutrire le loro numerose famiglie. Aveva 11 bambini a carico (7 suoi, 4 di un fratello già morto). Forse dovremo accogliere uno o due di loro alla Maison Msaada. Purtroppo incidenti simili sono frequenti nella regione, soprattutto nelle miniere.

Vi chiederete: e la guerra? C’è ancora? Purtroppo non è cambiato nulla. La linea del fronte resta intorno a Kasika, a una ventina di Km da Mwenga. Ogni tanto si sentono spari, le due parti si scontrano, i camion restano bloccati per giorni. Mwenga è ancora un campo militare, occupata dai Wazalendo, FARDC, armate Burundesi. Gli abusi soprattutto nei confronti delle donne e soprattutto delle giovani ragazze sono agli ordini del giorno….ed il mio ritorno là ancora non sembra possibile, ma sto preparando un viaggio a Bukavu, di cui vi parlerò nella prossima lettera!

Un caro saluto a tutti ed ancora, un enorme GRAZIE da parte anche di tutti i nostri bambini!